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Utente: penombre
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tutti i nostri testi sono soggetti a Creative Commons: a rel="license" href="http://creativecommons.org/ licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. contatti: e-mail: autoedizionetua@libero.it la nostra filosofia di vita attiva e poetica è una penombra come aurora “nell’ora dell’albeggiare, tragica e aurorale, che l’ora della notte cominciano a mostrare il loro senso e le figure incerte cominciano a svelarsi alla luce l’ora della luce nella quale s’associano il passato ed il futuro” maria zambrano; ci incontriamo tutti i giovedì dalla 19-22, allxm24 via fioravanti 24-bologna, per aperitivo biologico e discussione sull'attualità tutti gli appassionati e tutti colooro che si vogliono impegnare sul piano ecosofico, poetico, artistico ed esistenzialista, sono invitati a partecipare Viventi testualità: Pino/accordatore filosofico-poetico/poeta e filosofo di strada; Edvino,poeta di strada; Antonella,cre-attiva e immaginativa; Maddalena, teatro e poesia; Paolo, eco-poetico; Maria Teresa, danza e poesia; gabriella,poetessa; Hermann, drammaturgo;

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giovedì, 29 gennaio 2009

scuola di strada pier paolo pasolini

Scuola di Strada Pier Paolo Pasolini


-------------------------------Percorso poetico mediterraneo
____________________ Frammenti e antiche liriche greche
_______________________relaziona Maria Teresa Urbanelli

vento

mi scrolla amore,

come vento nell’ape su roveri piomba

/saffo/

____________________________ Frammenti e liriche neogreche

Alfredo Stori, presenta vita e versi di K. Kavafis

Pino de March, presenta vita e versi di Yannis Ritsos



Venerdì 30 gennaio 2009


dalle ore 21 alle 23

siamo ospiti per questa 4 lezione di strada del

BAR DE MARCHI PIAZZA S. FRANCESCO 4/2
ATC: 14, 19, 32, 33, 36, 38, 39


per contatti:

mail: scuoladistradappp@gmail.com
blog: versitudine@splinder.com
il gruppo si vede tutti i giovedì dalle 19 alle 21 in spazio pubblico-XM24, via Fioravanti 24, nostro spazio pubblico di relazione e di cooperazione










postato da: penombre alle ore 16:10 | link | commenti
categorie: scuola di strada pppasolini
sabato, 07 giugno 2008

rastrellamenti nazistyle della polizia italiana

XENOFOBIA E RAZZISMO DI STATO
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui
è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle
08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che
a quell'ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia
della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha
diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di
soggiorno.

Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri
il permesso di soggiorno, altri ancora né l'uno né l'altro.

Tutto l'episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : "non ce ne
frega niente della vostra carta di identità italiana" , "è finita la
pacchia", "l'Italia non è più il Paese delle meraviglie".

Gli agenti hanno fatto salire tutti gli uomini su un cellulare, solo
un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è
rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva accusato e che
avrebbe fatto riferimento al suo avvocato. Gli agenti l'hanno
lasciato andare.

Nessuno dei passeggeri rimasti sull'autobus è intervenuto, anzi,
molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e
sui marciapiedi, hanno applaudito.

Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un
simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.

ASSOCIAZIONE ALMATERRA - Centro Interculturale delle Donne


--
postato da: penombre alle ore 14:21 | link | commenti (2)
categorie: xenofobia e razzismo di stato
mercoledì, 28 maggio 2008

NO WATT: STAFFETTA LETTERARIA CONTRO L'IMPERANTE TOTALITARISMO CONSUMISTA ED IL RELATIVO NUOVO FASCISMO ANTROPOLOGICO

NO WATT

 

GIOVEDI 24 MAGGIO 2008

DALLE 20 ALLE 23

 

SERANOTTE POETICA

SI SVOLGERA’

NELLO SPAZIO PUBBLICO XM24

VIA FIORAVANTI 24

 

PER RITROVARE IL SILENZIO, LE OMBRE, LE STELLE

PER SCAMBIARSI STORIE E RINVENTARE RELAZIONI TRA MOLTEPLICI FORME DELLA VITA APERTE E NON IDENTITARIE

 

POESIA

RACCONTI

MUSICA ACUSTICA

DANZA ATTORNO AL FUOCO

 

 

 STAFFETTA LETTERARIA

 

PER UNA CRITICA DELL’IMPERANTE  TOTALITARISMO CONSUMISTA

CHE  COL PROPRIO ILLUSORIO SISTEMA DEICONSUMI SUPERFLUE

GENERA VITE SUPERFLUE

 

FRUSTRAZIONE ED INFELICITA’ PREVALENTEMENTE

TRA MASSE GIOVANILI MA ANCHE IN LARGHI SETTORI DI SOCIETA’

PER LA MANCATA  PROMESSA DI BENESSERE PERMANENTEMENTE

SOLLECITATA DALLE MACCHINE DELLO SPETTACOLO

ED IMPEDITA DALLA MANCATA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA SOCIALE PRODOTTA

NEL TARDO CAPITALISMO EDONISTA E LIBERISTA

 

INFELICITA’  CHE PRETESTUOSAMENTE  VIENE ATTRIBUITA

A NEMICI  INVENTATI  O COSTRUITI

DALLA DIFFUSA IGNORANZA DELLE DINAMICHE STORICHE ECONOMICHE E SOCIALI

CHE POSSONO MUTARE DI VOLTA IN VOLTA

DONNE,  STRANIERI O  DIVERSI SESSUALI

COMUNQUE RITENUTI “ O OGGETTI D’APPROPRIAZIONE O NON PERSONE ”

ACCUSATI DI ESSERE  RESPONSABILI

DELLE LORO  INSODDISFATTE VITE,  PAURE ED INSICUREZZE

 

SENTIMENTI DIFFUSI SIA  TRA GLI  INDIVIDUI SAZI CHE TRA QUELLI DISPERATI

QUESTA INFELICITA’ CRESENTE

GENERA   FORME DI VIOLENZA ARBITRARIA

DI  MINORANZE GIOVANILI O DI PROGROM DI MASSA

CONTRO DIVERSI IN GENERE RITENUTI “NEMICI”

DELLA  PROPRIA FELICITA’ O DELLA FELICITA’ DELLA  COMUNITA’ APPARTENENZA                                     

 

UNA FORMA NUOVA DI FASCISMO NON SOLO POLITICO (FORZA NUOVA O NAZISKIN )

MA UN FASCISMO ANTROPOLOGICO DI MASSA

CHE SI MANIFESTA NEI PROGROM, NELLA XENOFONOBIA, NELLA OMOFOBIA, NELLA SESSOFOBIA, NELLA TRANSFOBIA, NEL BULLISMO, NEL SIMILISMO, NEL ISLAMOFOBIA ETC.

 

CHE SI NUTRE    DEI LUOGUI E SENSI COMUNI RELIGIOSI E POPOLARI

E DELLE PASSIONI TRISTI DELLE POPOLAZIONI LOCALI

 

 

PROMUOVE

ASSEMBLEA XM 24

VERSITUDINE

PENOMBRE

CICLOFFICINA

MOMO

postato da: penombre alle ore 17:42 | link | commenti
categorie: no watt
domenica, 18 maggio 2008

r-esistenze o riaffermazioni singolari e gioiose per Nicola Tommasoli

VERONA 17 MAGGIO

di dolore e di  r- esistenza 

al rancore padano leghista, fascista e nazista

e per la  riaffermazione gioiosa

di esistenze in divenire  singolari e comuni


La Lega Nord di Verona diffonde un "macabro" manifesto in cui si  definisce

 i 5 naziskin

"eroi padani",

i 5 naziskin che hanno ucciso a Verona Nicola Tomassoli,  

non sono solo coloro che hanno deciso arbitrariamente come si fa in qualsiasi sistema totalitario che il loro "nemico da uccidere" fosse quello o quel altro diverso che hanno  eretto a capro espiatorio della loro propaganda,

 ma in questo caso affidando la loro scelta al destino per  togliersi anche  la responsabilità politica,

e come in una  roulette russa il   primo estraneo o "foresto" che avrebbero incontrato per la strada;

e quella sera del 1 maggio 2008 a Verona incontrarono il  destinato "loro non simile",  Nicola ".

pino de march per versitudine on line


In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi

di Marco Filippetti

 Sopra l'articolo una foto con i manifesti sequestrati dalla magistratura veronese e firmati Lega

(i manifesti della Lega sequestrati solidarizzavano con i 5 naziskin veronesi che hanno ucciso Nicola Tomassoli, apostrofandoli come "eroi padani")

Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per la Questura) hanno sfilato per le strade di Verona fino a piazza delle Erbe, dove la manifestazione si è chiusa con comizi volanti dagli altoparlanti montati su un camioncino.

Il corteo "antifà" (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall'Assemblea cittadina «Per sconfiggere l'intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.

In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.

Dietro lo striscione di che apriva il corteo - con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di "No Vat", gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l'omofobia e hanno spostato l'appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l'intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento "No Dal Molin" contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei "No Tav".

Ancora dietro, a metà corteo, lo spezzone più "duro", quello dei centri sociali - sei pullman soltanto dalla capitale - protetto da un servizio d'ordine suddiviso in cordoni. In coda, sindacati e partiti, con esponenti politici nazionali come Emanuela Palermi del Pdci, Gennaro Migliore di Rifondazione, l'eurodeputato del gruppo Gue Vittorio Agnoletto, il direttore del quotidiano Liberazione Piero Sansonetti.

Non è stata certo una manifestazione allegra, oltretutto il tempo era brutto, con pioggia a tratti. E qualche momento di tensione fin dalla partenza, con dimostranti fermati alla stazione di Bologna e a Brescia per problemi di controllo dei biglietti collettivi. A Verona, la città li ha accolti come città blindata, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati sia davanti che dietro, molti negozi chiusi e solo poche bandiere della pace appese ai balconi lungo il percosro della manifestazione.

L'episodio di contestazione più "duro" è avvenuto poco dopo la partenza, quando qualcuno dei ragazzi ha scritto una frase contro il precariato sulla vetrata di un'agenzia interinale chiusa e la polizia è intervenuta con una breve carica, spezzando il corteo. Ma poi la manifestazione è ripartita e si è conclusa senza arresti o incidenti.

«Basta morti per mano fascista, basta violenze, non è bullismo questo e ogni sera a Verona succedono aggressioni, non è un episodio casuale, non è teppismo qualunque», grida al megafono un ragazzo. Altri portano cartelli contro il sindaco Tosi per il quale l'uccisione di Nicola Tommasoli è solo «un episodio che non fa testo, succede una volta su un milione». Lui, nella sua carriera politica con i neonazisti c’è andato a braccetto - è stato ricordato anche negli interventi finali -, e continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti – ha alimentato una forma di “insicurezza” che legittima la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».

Nicola, si legge del resto nell’appello della manifestazione "antifà", «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».

Negli interventi finali in piazza delle Erbe, la piazza dei giovani, dell'aperitivo, dove -hanno denunciato in molti - si sono verificate tante aggressioni dei naziskin, il senso della manifestazione di sabato è sembrata proprio quella di una riconquista della città a una convivenza più civile, democratica, dove non si debba più rischiare un pestaggio per una sigaretta non data, i capelli un po' più lunghi o un'idea di diverso colore.

testo tratto dall'Unità del 18.5.08.


 


postato da: penombre alle ore 17:20 | link | commenti
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lunedì, 12 maggio 2008

uno dei volti della contemporanea banalità del male che assume l'oscuro volto della feroce stupidità di massa

Uno dei volti della contemporanea banalità del male che assume il volto oscuro della feroce stupidità di massa

R-Esistenza come riaffermazione attiva di molteplici esistenze singolari e comuni
QUANDO PENSO ALLA r-ESISTENZA
ANCHE IN GIORNI TRISTI COME QUESTI
NON LA PENSO COME REATTIVITA’ RANCOROSA SIMMETRICA SPECUALRE
AI “BRAVI” RAGAZZI
CHE CI HANNO TOLTO CON LA LORO BANALITA’ DI MALE E DI BENE
VITA DELLE VITE
NICOLA
DAX
RENATO
MA
COME RIAFFERMAZIONE ASIMMETRICA
DI VITA E DI UNA VITA ATTIVA E GIOIOSA
PENSO AD UN PROCESSO DECISO E CRITICO DAL BASSO
DI
CHIARA/CON/TESTAZIONE/PASSIONE
E
NON/OSCURAPASSIONE/SENZA/TESTAZIONE
pino de march,attivista poetico

Come singolarità intellettuali di massa
siamo impegnati a riflettere sui mutamenti in corso ma soprattutto a invertire il corso regressivo della storia
come fecero chi ci ha dignitosamente preceduto riaffermando “giustizia, libertà consegnandoci un aperto spazio-tempo da vivere secondo una desiderata, immaginata, progettata e costituente vita attiva.
pino de march
versitudine on line e penombre on street
o
reti di artisti del nordest contro le guerre interne ed esterne
reti artistiche, poetiche e filosofiche di strada

A Nicola Tommasoli

Assassinato la notte del  primo maggio a Verona

da quella “cultura diffusa” ormai in molte città del Nord

che si nutre di quell’inconscietà collettiva

- bianca o verde appartenenza  di “avi-sangue-suolo” -

(nazistoide o fascitoide, cioè nazi e fasci  nei comportamenti, ancor più che nelle convinzioni ideologiche,

che si condensa  in una regressa lingua senza umanità  

“ ama il tuo simile, odia e uccidi il diverso da te”.

 

Nota critica:   

Recenti  ricerche  sui “nuovi processi mentali in rete”

 evidenziano che il diffondersi   nelle reti virtuali

di relazioni privilegiate tra persone simili,

con gli stessi particolari e ristretti   sguardi  sul mondo,

(fenomeno di “homophily” 

– amore per i propri simili o specchi o copie delle proprie idee o forme particolari di vita -

da non confondersi con l'homophilia, che al contrario è un segno di diversità sessuale).

Tali relazioni  privilegiate sono favorite  dal diffondersi della nuova interattività  mediatica delle chats come dei blogs,

la quale  dà la possibilità ad ognuno dei naviganti della rete di scegliersi il proprio interlocutore .
L’homophily  individuata   dalle ricerche di psicologia della comunicazione,  evidenzia  una diffusa “stupidità di massa” , che si manifesta con  l’incapacità a misurarsi e confrontarsi con diverse visioni di mondo, in un contesto come la rete,  ove in realtà è presente una crescente complessità di mondi aperti, critici, conflittuali ed  intelligenti;

le relazioni ricercate ed esasperate  “di piccolo mondo” o di  ricerca del simile, col relativo rifiuto o indifferenza verso ogni diverso culturale  o “grande mondo” sono destinate a produrre in una fascia crescente delle popolazioni giovanili: “ vuoti luoghi comuni” in una regressione senza fine (o involuzione culturale come xenofobia e rifiuti di ogni esterofilia), che investe relativamente ogni campo delle loro manifestazioni.

 pino de march per versitudine on line

 

 Rassegna stampa di un vecchio inizio secolo

 

A Nicola Tommasoli

 

Addio Nicola

per via di quel codino   

sei stato scambiato per uno dei  tanti odiati diversi o pellirossa della tua città

 

a Porta Leona

a due passi dalla casa di Giulietta e Romeo 

La domanda di una sigaretta di quei “Bravi “

ragazzi di provincia di Verona

“dammi una sigaretta?

Non fumo”.

Un pretesto per l’aggressione

 

sei stato sorpreso e  travolto da quell’onda nera

di nazi-fascisti  paSSati  contro diversi futuri 

come Davide “Dax” dell’Orso a Milano il 15 marzo del 2003

da una famiglia neofascista con il cane Rommel  al seguito

come Renato Biagetti dell’Acrobax di Roma sulla spiaggia di Focene

quest’ultima estate dopo una festa reggae

da due giovani,

uno dei quali con la celtica al braccio

 

nel luogo dove sei caduto

una marea di fiori e su uno dei tanti fogli sparsi  

“anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti”

 

Nel luogo dove sei caduto

 

Il tuo skateboard rosso e nero

ed una scritta a pennarello

“Tommo x ever”

 

Una sigaretta spezzata lasciata per ricordare

 

Un pacchetto da 10 di Pall Mall con una sigaretta attaccata

ed una  amara dedica “spero che adesso siate contenti”

 

 

Un cartello di una quinta di Milano in gita scolastica a Verona

“ci sono miliardi di persone al mondo e alcuni di loro vengono conosciuti nei giorni peggiori,

siamo colpiti dalla cattiveria e dalla stupidità dei nostri coetanei”.

 

fra tante parole e versi sparsi sulle ombre di morte del selciato

una inusuale ma gradita dichiarazione di dissociazione:

“ero uno dell’azione nera di Verona.

 Sono colpevole!!

Non cerco giustificazioni

Non le merito.”

 

Mentre Tosi il sindaco

La Lega Nord  e Forza Nuova negano ogni responsabilità politica sull’accaduto

Dimentichi dei  loro quotidiani linguaggi violenti e populisti  

 Del  loro dito puntato costantemente  come fucile contro stranieri e diversi  

capri espiatori

di ogni malessere sociale

sicurezza

disoccupazione

aumento dei prezzi

degrado o povertà

o

dell’acqua sporca lamentata dai lupi a monte dell’Adige

 

 i loro valori

dio-denaro-famiglia 

patria-padania-italia

gusci di cartapesta

scatole vuote

teste rasate

un’unica certezza :

“ama il tuo simile, odia il diverso”

 

 Un cuore di tenebra:

“ho il cuore nero  e me ne frego e sputo in faccia al mondo intero.”

Continuano a cantare invasati i NaziRock

Campi verdi bruciati

Papaveri rossi

dolore a nordest  

 

nella mia città-mondo

 

i poeti urlano:

“nessuno è straniero!”

 

 E i magistrati sentenziano:

i reati sono sempre individuali,

non etnici

non albanesi, non rumeni, non senegalesi, non cingalesi, non marocchini, non cinesi, non meridionali ………

 testo a Nicola Tommasoli di pino de march – versitudine

 

 

Sabato 17 Maggio 2008

MANIFESTAZIONE
partenza corteo dalla Stazione
Verona Porta Nuova ore 15.00


Nicola è ognuno di noi

Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare una
città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta.
Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva
anche questa storia.

per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera
dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro
tempo e della nostra città è crescere.
Liberi.

Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una
giornata aperta
alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.

Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.

 

le molte associazioni antifasciste che hanno aderito alla manifestazione  

 

 

 

 

postato da: penombre alle ore 18:17 | link | commenti
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lunedì, 05 maggio 2008

la rivoluzione arriverà o pedalerà con la compagna bicicletta

LA REVOLUTION PASSERA PER LA VELO CAMARADE

JULIOS BEASUCARNE

 

LA RIVOLUZIONE PASSERA’ ATTRAVERSO LA  COMPAGNA  BICICLETTA

 

 

ODE  AL MOTO PERPETUO

DA CD RESISTENZA E AMORE DI ALESSIO LEGA

 

Io canto l’equilibrio del moto perpetuo

Io canto la vita che si muove silente

Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto

Io m’avvito per strade, seguo tutta la gente

 

E fra tutta la gente porto il genio fecondo

Dell’ingegneria che sconfigge la fretta

Lode eterna, signori, per la mia bicicletta

 

Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota

Al fanale dietro, al dinamo avanti

Al campanellino, alla sua unica nota

Alla voce argentina che vi squilla l’attenti

 

State attenti che questo è il vero progresso

Ed è il nesso che lega una tecnologia

Che senza ridurre il mondo ad un cesso

Ti moltiplica la tua stessa energia

 

“la rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”

Suola e pedale

Questo è il vero ideale

Senza fretta – compagno – boicotta il motore

Senza fare rumore

Calpesta il potere

Occhio al ginocchio

E’ lo stinco che stendo

La rivoluzione sta già pedalando!

 

Il vibrante mormorio della ruota dentata

Dente a dente si insinua, dente a dente incatena

La catena trattine l’energia liberata

E la libra veloce, precisa e serena

 

E la bicicletta – metaforicamente –

Simboleggia una vita che non sia  foglia al vento

Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente

In cui si resta in piedi finché c’è movimento

 

 

 

 

 

 

Circolare a tutti i movimentisti

Lettera aperta a chi vive lottando:

Ciclicamente, internazionalisti

Unitevi in ogni parte del mondo!

 

 

Non avete che dea perdere le vostre catene

Ma da stenderle tra le due ruote in tensione

Arrivarci a pedali alla rivoluzione!

 

“La rivoluzione – compagni – arriverà bicicletta!”

La salita ora è pesa

Verrà la discesa!

Senza fretta – compagno – boicotta il motore

Senza fare rumore

Calpesta il potere

Occhio al ginocchio

E’ lo stinco che stendo

La rivoluzione sta già pedalando!

 

Testo tratto da:  www.nota.it

 

A TRIESTE

MERCOLEDI’  14  MAGGIO 2008

UNIVERSITA-SCUOLE DI LINGUE

 

RESISTENZA E AMORE

CONCERTO DI ALESSIO LEGA 

 

PENOMBRE.SPLINDER.COM

VERSITUDINE.SPLINDER.COM

CONSIGLIA DI ANDARCI IN BICICLETTA O BICICLETTA + TRENO

 

postato da: penombre alle ore 16:20 | link | commenti
categorie: resistenza a due ruote
mercoledì, 30 aprile 2008

AI MAESTRI E ALLE MAESTRE DI RESISTENZA

AI MAESTRI ALLE MAESTRE DI RESISTENZA

Conobbe pioggia

piombo

sangue

la vostra primavera

esplodeva finalmente

fiore nato

sotto la neve di un lungo inverno.

Di notte esco

per cercarvi

dietro gli angoli segreti dei vicoli screpolati

negli incroci dei percorsi mai battuti.

Nella luce artificiale

del cieco fracasso

il suolo è bugiardo

per le tracce rifiutate.

All'orizzonte vermiglio

paradigma equinoziale

nascosto nelle crepe dei giorni

sciacquati dal tempo

i vostri passi

si fanno ancora presenti

e mi ritrovano qui

non ancora sbocciato.

testo poetico di riccardo iezzi -resistent mass

postato da: penombre alle ore 16:22 | link | commenti (1)
categorie: resistent mass
sabato, 26 aprile 2008

compagna bicicletta compagna gappista

alle compagne biciclette e  alle compagna gappiste messaggere di giustizia e libertà 

"io, la mia pistola e la mia bicicletta. Silenziosa e pulita, modesta e sempre pronta, anche la due ruote è stata, nel suo piccolo, una vera protagonista nei 600 giorni di passione della Resistenza.
- stavo andando in bicicletta verso la sede della Brigata Rosselli, in via Moscova a Milano, quando venni raggiunto da un camion  nazi-tedesco -;
lui pedala con più vigore possibile, ma invano, il camion gli sta sempre alle calcagne.
- E poi per colmo di scalogna, mi cade il mitra -.
Era un alba del 1945 in una Milano deserta, e a raccontarlo è - Leone -, nome di battaglia di Bruno Trentin, quando era gappista nelle file di - Giustizia e Libertà -.

E' uno dei tanti episodi raccolti in questo libro di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci - la bicicletta nella resistenza, edizione artirigere, che è una specie di medaglia al valore appuntata sul petto di quell'eroina di metallo, appunto la bici. Compagna fedele ed ardita, combattente e ardita, combattente e portaoridini, furtiva messaggera e providenziale via di fuga.

E' una bici a salvare dall'arresto sicuro Arrigo Boldrini (Bulow), dopo il comizio tenuto a Ravenna  in Piazza Garibaldi la sera dell'8 settembre.
- mi ha aiutato a scappare una compagna operaia, la Lina Vacchi -. Mi ha preso sulla bicicletta, e via fuori , fuori dalle grinfie della polizia.

Sul portapacchi della sua bicicletta, dentro un cesto di vimini di doppio fondo, porta dicumenti, ordini, notizie e talvolta armi Jemmy Wiegmann, la staffetta, moglie tedesca del pittore Gabriele Mucchi, attivo nella Resistenza Milanese.

E ha esplosivi nascosti dentro una sporta piena di segatura Emilio Po, gap della "Walter Tabacchi" di Modena, quando in sella alla sua bici viene intercettato, per una delazione, del 7 novembre 1944: purtroppo sarà arrestato e torturato e poi fucilato.

Faceva finto ciclismo dilettante anche Raffaele De Grada insieme ad Aligi Sassu, trasportando in tal guisa pacchi di giornali d'Unità ed di Avanti;

E Alessandro Vaia (Comitato Insurrezione di Milano) ricorda come, a protezione delle fabbriche in vista degli ultimi scontri coi nazifascisti nel marzo del 1945, avesse - steso intorno una rete di mille uomini in bicicletta-

 Compagna bicicletta. Compagna unica ed assolutamente indispensabile per le staffette, le famose -collegatrici - che tenevano i contatti tra i vari comandi partigiani. bellezze in bicicletta, giovanissime e coraggiose, svelte e fedeli: su quelle bici pericolose hanno scritto pagine fantastiche. 

Come la -Lalla-, al secolo Stellina Vecchio, staffetta garibaldina tra Milano e la Valsesia, che - di chilometri in bicicletta ne ha macinati parecchi, portando materiale di propaganda, ed anche armi e munizioni-

Come la - Lidia - Anna Gentili - della -Matteotti -, che attraversava il Ponte sull'Adda con esplosivi nel portapacchi della sua bici.

E la - Sandra - Onorina Brambilla -che avrebbe poi sposato Giovanni Pesce- la staffetta che operava in sella ad una bicicletta -Bianchi - : -quando optai per combattere in città rinunciando all'idea di andare in montagna, non sapevo sparare, cosa che imparai col tempo, ma sapevo perfettamente andare sulla bicicletta, qualità decisa per una gappista -   

 Nostra bicicletta, popolare, libertaria, ribelle. E per questo anch'essa bersaglio di divieti e repressioni, in senso letterale.

E' il Generale Bava Beccaris, quello che usò il cannone contro le manifestazioni operaie del maggio 1898 a MIlano, a bandire un proclama che ordina  - il divieto di circolazione, nell'intera provincia di MIlano, da oggi fino a nuovo ordine, delle Biciclette, Tricicli, Tandems e simili- avvertendo che i trasgressori saranno puniti e deferiti ai Tribunali di Guerra -.

Più o meno negli stessi termini è la proibizione nazifascista in funzione antipartigiana negli anni '40. La - sospetta - bici venne sottoposta a coprifuoco e interdetta: ad esempio la Preffettura di Bologna, in data 17 febbraio 1944, la vieta - agli uomini di età superiore ai 16 anni -, se non muniti di speciale autorizzazione scritta da PS e Carabinieri. Mica poco, ci voleva tanto di -carta di legittimazione- con fotografia e, tanto di carta annonaria per il pane. paura da bicicletta.

testi tratti da Maria R. Calderoni( quotidiano liberazione 26.4.2008)


RESISTENT MASS 


la sera-notte del 24 aprile intorno alle 23 è partita 

una RESISTENT MASSA, UNA COLONNA DI BICICLETTE ANTIFASCISTE ED ANTIRAZZISTE

dai cancelli dell' XM24-fioravanti(spazio pubblico di ricerca di nuove forme di vita singolare e comune)

 una staffetta antifascista per attraversare quel territorio simbolico della memoria  cittadina che è la "bolognina", e per riaffermare nel presente una nuova memoria  attiva della resistenza antifascista, come resistenza o riaffermazione di varie  esistenze, di  vite umane desiderate  libere uguali diverse e solidali  ma anche di  dignitose vite possibili sul  pianeta.

 In ogni cippo di memoria  o pietre di memoria sono state posate   opere di resistenza, realizzate con materiale di scarto della ciclofficina AMPIO RAGGIO XM24(ruote, camere d'aria usate come pagine nere per scrivere versi di memoria, telai di biciclette) , opere di resistenza dedicate a quei sognatori e sognatrici  di nuovi mondi di giustizia e libertà,  paritgiani e partigiane  che sono stati fucilati tra il 1943-.45, nelle strade della bolognina in quelli anni di estrema resistenza al regime fascista ma anche alla successiva occupazione nazi-fascista della città.

La resistent mass ha percorso tutta bolognina fermandosi ad ogni pietra di memoria dove i poeti della liberazione di penombre-versitudine e cicloart hanno letto poesie e altri testi ai partigiani e partigiane lì  fucilati e lì ricordati,  e poi attraverso via saliceto (uno di  sentieri dele staffette )sono arrivati nella notte alle caserme "rosse" luogo di orrore, torture e fucilazione, 

caserme "rosse" alla memoria che sono state tra il 1943 il 45, campo di smistamento nazi-fascista dei rastrellati(oppositori anarchici, comunisti, socialisti, cattolici, liberali, ma ache 200 carabinieri  che si sono rifiutati di eseguire ordini fascisti e genti comuni ritenute per le leggi razziali nazi-fasciste non umane o razze degenerate,  come ebrei, zingari, omosessuali;

tutti e tutte rastrellati  dal  territorio centro sud italiano da inviare nei vari lager di concentrazione e di sterminio nazi-tedeschi.

CICLOART

COME XM24, VERSITUDINE-PENOMBRE, CICLOFFICINA AMPIO RAGGIO

abbiamo avviato un piccolo laboratorio in queste due settimane -cicloart- per la creazione di nuove forme d'arte -alla resistenza nella resistenza - contro  le variegate forme di dominio dell'esistenza di ieri e di oggi.

Ci siamo detti e dette : non più fiori strappati non più corone, ma opere dei resistenza dai rifiuti tecnologici del mondo.

abbiamo individuato metaforicamente - nell'andare in bicicletta ieri come STAFFETTE ANTIFASCISTE  ed oggi come RESISTENT MASS 

una forma di resistenza biopolitica che mirabilmente collega nell'immaginario la lotta partigiana al totalitarismo nazi-fascista con le nuove forme di resistenze (o riaffermazioni creative e vitali  d'esistenza)contro quello che profeticamente e lucidamente il poeta pierpaolopasolini codificava come epoca di nuovo totalitarismo: il consumismo,  ma più precisamente  interpretiamo oggi quel -consumismo pasoliano- come l'iper-consumismo del centro bulimico dell'impero-mondo  e ipo-consumismo  nelle anoressiche periferie-mondo, visto che nè noi oggi nè pasolini ieri  può considerarsi pauperista;

nella critica pratica all'iper-ipo-consimismo individuiamo  nella decrescita, nel sostenibile consumo equo-solidale e in  una gioiosa materialità di vita vissuta e goduta una nuova via singolare e comune che definiremo ecosofica planetaria.

Sono le diseguaglianze iper-ipo che sono all'origine delle catastrofiche situazione ecologiche del pianeta e di larga parte dell'umanità ma anche della diffusa "stupitidità di massa" che le ultime elezioni hanno fotografato;
stupidità intesa nella incapacità di trascendere a destra come a sinistra come al centro l'immanenza cannibalistica del capitale iper-ipo-consumistico contemporaneo.  

non siamo più soggetti indipendenti ma clienti o  s-oggetti sdoppiati dipendenti di lobbies economiche, politiche e sociali o altro..   

BLOGS:

http//:verisitudine.splinder.com  o penombre.splinder.com

MAIL: versitudine@libero.it

pino de march per cicloart e resistent mass  

 

 

 

postato da: penombre alle ore 14:42 | link | commenti
categorie: resistenza a due ruote
venerdì, 21 marzo 2008

sindrome del golfo persico ed ora americano

Health Problems in Persian Gulf War Veterans Higher Due to Chemical Exposure
UCSD researchers warn of potential risk to civilians exposed to pesticides
http://ucsdnews.ucsd.edu/newsrel/health/03-08GulfWarVeteransHealth.asp

Un vecchia questione mai risolta
E' chimica l'origine della sindrome del Golfo

Una serie di rapporti che provano che molti dei soldati colpiti dalla
sindrome sono stati esposti a diversi tipi di inibitori della
acetilcolinesterasi, alcuni dei quali applicati per prevenire malattie,
altri in seguito alla demolizione del deposito di munizioni di
Khamisiyah in cui si è avuto un rilascio di sarin, e infine per la
somministrazione di pillole di bromuro di piridostigmina utilizzate come
trattamento preventivo contro eventuali agenti nervini

La sindrome del Golfo sarebbe causata dall'esposizione ad alcune
sostanze chimiche: è la conclusione di uno studio condotto presso
l'Università della California a San Diego. Molti reduci della Guerra del
Golfo del 1990-1991 manifestano svariati disturbi che fra cui stanchezza
cronica, dolori diffusi, disturbi dell'umore, deficit della memoria.

Secondo i risultati della ricerca condotta da Beatrice Golomb, che ne
riferisce in un articolo pubblicato sull'ultimo numero dei Proceedings
of the National Academy of Sciences (PNAS), i problemi lamentati dai
veterani somigliano fortemente a quelli di cui soffrono i lavoratori
agricoli che sono stati esposti agli inibitori dell'acetilcolinesterasi
utilizzati come pesticidi. Gli inibitori della acetilcolinesterasi
bloccano l'azione di un enzima responsabile della distruzione di un
importante neurotrasmettitore.

La Golomb ha analizzato 115 studi relativi alla Sindrome del Golfo e
agli effetti degli inibitori della acetilcolinesterasi, oltre a una
serie di rapporti che provano che molti dei soldati colpiti dalla
sindrome sono stati esposti a diversi tipi di inibitori della
acetilcolinesterasi, alcuni dei quali applicati per prevenire malattie,
altri in seguito alla demolizione del deposito di munizioni di
Khamisiyah in cui si è avuto un rilascio di sarin, e infine per la
somministrazione di pillole di bromuro di piridostigmina utilizzate come
trattamento preventivo contro eventuali agenti nervini.

I veterani che avevano assunto queste pillole rappresentano una prova
importante, dato che anche studi precedenti avevano indicato che la
probabilità di sviluppare la malattia e e la sua severità apparivano in
correlazione con il numero di pillole assunte.

Secondo l'autrice, dal complesso delle ricerche effettuate la
conclusione che la sindrome sia legata all'esposizione a queste sostanze
va considerata ormai dimostrata, dato che soddisfa tutti i criteri
richiesti per stabilire una relazione di causa-effetto. (gg)
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1325105


rossana o l'infaticabile critica bolognese delle guerre  globali e locali
postato da: penombre alle ore 12:18 | link | commenti
categorie: nuova critica delle guerre globa, nowars
giovedì, 13 marzo 2008

Judith Revel: una lotta nuova

Una lotta nuova. E´ tutto da inventare
Intervista alla filosofa Judith Revel

Mercoledì 27 febbraio 2008


Controllo sociale, precarizzazione della vita, sicurezza, femminilizzazione del lavoro e la lotta per l´autodeterminazione delle donne.
Di tutto questo abbiamo parlato con Judith Revel, filosofa.

Uno dei nodi cruciali da affrontare ci sembra quello del controllo. L´idea di un'imposizione del controllo che si gioca molto bene sul corpo della donna...


Visto dall´estero quello che succede in Italia è una cosa tra la fantascienza e il film gor mostruoso. Penso in particolare agli eventi di Napoli, anche se la reazione delle donne è altrettanto impressionante, questo lascia presagire una reazione politica bella, potente e nuova, e di questo poi vorrei parlare perché è una cosa che mi interessa.
L´Italia non è l´unico paese dove stanno succedendo queste cose. In Francia c´è una discussione legale per sapere se il feto può avere una personalità giuridica, il che ovviamente aprirebbe la strada a una rimessa in discussione del diritto all´aborto. Mi sembra che sia un clima abbastanza generale, e quindi deve essere preso in modo piuttosto serio.

Il corpo delle donne


Ero a Roma in questi giorni e parlavo con donne della mia età, più vecchie di me, ma anche più giovani. Quello che emergeva dalla discussione comune erano due cose: la prima è il sentimento di potenza e di gioia che hanno provato manifestando recentemente a Roma con questo leit-motiv che tornava continuamente nei loro discorsi che era "eravamo tutte noi in piazza, ma c´erano anche uomini anche se noi eravamo numericamente più rappresentate, ed era un soggetto politico nuovo.
Questo mi interessa perché vuol dire che rispetto a quello che ci ha lasciato il femminismo storico c´è qualcosa che sta cambiando e venendo fuori in modo inedito. Questo non vuol dire che sia meglio o peggio: è diverso, ma è diverso perché il contesto politico e la morsa del potere sul corpo delle donne e sulla vita in generale è nuova, è altrettanto nuova.
Abbiamo provato, velocemente come una traccia da approfondire, a definire cos´è il nuovo del potere in quello che sta succedendo e che non è solo un andare indietro rispetto alle conquiste femministe degli anni ´70, sul diritto all´aborto, sul diritto di scelta rispetto al proprio corpo, su un altro modo di guidare, di scegliere la propria sessualità.
La novità è forse il fatto che tutto quello che era il terreno di resistenza delle donne trent´anni fa, è diventato oggi espressione di questa reazione massiccia che si vede in Italia.
Per esempio se tu prendi i discorsi di Ferrara (che sono spaventosi) producono la caricatura mostruosa e degenerata, rovesciata e corrotta dall´interno, dei discorsi delle donne stesse negli anni ´70. Il discorso di Ferrara si articola su un argomento che grossomodo dice "non possiamo toccare l´integrità delle donne, dobbiamo difendere il corpo delle donne".
In questo si può vedere un nuovo funzionamento del potere, che estendendosi su terreni che erano di resistenza, di aggregazione soggettiva e di lotta, li fa propri, li assorbe, e quindi ti toglie la terra sotto i piedi, la terra di conflitto sotto i piedi.
A me questa cosa tocca enormemente, perché in Francia il bordello infinito in cui stiamo con l´assoluta incapacità della sinistra, o quello che rimane della sinistra, a reagire, in realtà deve fronteggiare un fenomeno dello stesso tipo esteso a tutte le poste in gioco politiche perché Sarkozy è uno che dice "io la sinistra e le parole d´ordine della sinistra le ho fatte entrare al governo e quindi non avete più neanche il terreno della lotta sotto i piedi. Mi sembra che quello che sta succedendo alle donne è un laboratorio di quel tipo di produzione normativa tremenda e ci pone la domanda politica cruciale che è: qual è il nuovo terreno su cui noi spostiamo le lotte.
Il discorso fatto recentemente rispetto alle donne e al corpo delle donne è innanzitutto un discorso biologico, e si è visto benissimo nell´episodio di Napoli. Tutta la discussione è sul numero di settimane, sulle condizioni di espulsione del feto nel cesso o meno, sul fatto che la donna fosse cosciente al momento dell´uscita dall´anestesia o meno, ed è nel complesso un discorso di naturalizzazione assoluta di quell´atto di generazione che, anche se è questo, è ben altro.
Quando si riduce la vita, sotto qualsiasi forma e in particolare la riproduzione, che poi non è riproduzione ma produzione di figli (e anche qui c´è una bella mistificazione), quando si riduce questa complessità della vita che è fatta anche di affetti, di rapporti, di sentimenti, di scelte, di diritti, di rivendicazioni, di lotte, alla naturalità, al fisiologico, al medico, si fa una grande operazione di potere. Quello che noi, nella scia foucaultiana, definiamo biopoteri, è esattamente questo, il modo in cui il potere scopre la vita come posta in gioco del potere della propria economia e la assoggetta.

Parlavi, giustamente, di una mistificazione del concetto di vita. Vita da proteggere, una vita fragile, quella dell´embrione, ma non si fa mai nessun riferimento alla donna...


Sì infatti. Si parla del numero di settimane, ma nessuno parla della vita che vive una donna con figli che deve fare due, tre lavori per guadagnare 800 euro al mese e che non ce la fa. Non solo fisicamente perché arriva distrutta a fine giornata, ma non ce la fa a vivere, a mangiare, a dormire tranquilla, ad avere un futuro, a sognare, a desiderare, a sposarsi se ha voglia di sposarsi o a non sposarsi se non vuole farlo.
E´ ovvio che il biologico, in particolare con l´avanzamento delle tecnologie e delle biotecnologie è diventato una posta in gioco, anche economica (tutta l´industria genetica, farmacologica), ma è altrettanto ovvio che più se ne parla, meno si parla di quello che fa anche la vita, che sono le condizioni elementari perché non sia una sopravvivenza animalesca e disperata, ma che sia una vita degna.
Prima dell´estate ho partecipato ad un convegno in cui ho parlato di "difendere la vita". Ho provocato la reazione di qualcuno che mi ha detto "non parlare di difesa alla vita perché sembra una posizione antiabortista", ma io intendevo la vita in tutt´altro senso.
Dobbiamo riprenderci la vita e difendere la vita, ma non come quelli che entrano nei consultori per cercare di rimettere in discussione il diritto all´aborto, ma difendere la vita perché una vita spinta all´estremo, così com´è l´esistenza di milioni e milioni di donne e uomini precari, è di questa vita che bisogna parlare, è di questa insicurezza che bisogna parlare. Non a caso i discorsi politici oggi sono cristallizzati sul problema della vita biologica da una parte e sul problema della presunta insicurezza sociale dall´altra. Tutto insomma per non parlare di quell´altra vita che a noi spetta difendere.

Parlavi della precarietà del lavoro e quindi della questione femminile anche all´interno del contesto del lavoro e delle nuove forme di precarizzazione del lavoro. Qualche anno fa si è discusso molto della femminilizzazione del lavoro. Che cosa significa, che cosa significa oggi?


La cosa mi sembra abbastanza complessa. E´ ovvio lo statuto storico, anche oggi, della donna, è una precarietà al quadrato, forse al cubo. E´ sotto gli occhi di tutti e tutte.
Femminilizzazione del lavoro, lì io ho più dubbi o almeno penso che la descrizione debba essere un po´ sfumata.
Recentemente ero a un convegno sull´immigrazione e i flussi. C´era un´antropologa che fa un lavoro sul confine Messico-Stati Uniti e in particolare sui lavoratori e le lavoratrici transfrontalieri, che attraversano il confine per andare a lavorare nelle fabbriche americane, pagati una miseria.
Lei diceva che 10 anni fa la proporzione di questi lavoratori, di questa forza lavoro super-sfruttata e totalmente precaria, era essenzialmente femminile, poi, diceva lei, si è femminilizzato il mercato del lavoro precario transfrontaliero.
E non capivo, perché le donne erano già il 90% di quella composizione 10 anni fa, non capivo in che senso lei intendesse femminilizzare. Lei diceva "Beh sì, perché 10 anni fa erano il 90% di donne e oggi, dieci anni dopo, il 30% sono donne e tutto il resto sono uomini con le stesse condizioni lavorative fatte alle donne 10 anni fa.
Lei intendeva femminilizzazione o diventare donna del lavoro, quello che noi abbiamo chiamato così qualche anno fa, nel senso che le condizioni di merda, diciamolo pure, fatte alle donne storicamente, di iperprecarietà, sono ormai la condizione generale della precarietà.
Ciò non toglie che le donne in quell´abbassamento delle garanzie lavorative, sociali, umane, affettive, sono come sempre la punta della disperazione o dello sfruttamento, prendono il peggio del peggio.
Quindi bisogna intenderci su cosa significa femminilizzazione del lavoro.

Di fronte a questo tentativo di controllo, qual è lo spazio politico possibile? La tecnologia avanza, ma si mette in discussione la legge sull´aborto, è un po´ incredibile...


Ho l´impressione che le strategie del potere ormai siano di tipo aleatorio e contraddittorio.
Una delle mosse dei rapporti di potere in generale, forse siamo entrati in una nuova fase per questo, è di tenere un discorso e l´altro simultaneamente, anche se sono contraddittori, soprattutto se sono contraddittori. La contraddizione provoca in realtà patologia sociale, impedisce l´organizzazione, la lotta, la rivolta, ecc...
Quindi bisogna stare molto attenti e ci sarebbe da fare una nuova lettura dei poteri.
Sulle forme di organizzazione delle donne e delle ragazze oggi, la cosa che a me interessa è che sono ragazze che spesso, per ragioni anagrafiche, non hanno più nulla a che fare con l´esperienza degli anni ´70. Un´esperienza che è stata essenziale, ma è stata della madri e delle nonne ormai.
Le ragazze oggi quella storia la conoscono pochissimo e in realtà si riferiscono pochissimo a quella stagione di lotte. Il tempo avanza e le condizioni sono cambiate, il fatto di avere una generazione che non sempre si riferisce a quegli anni storici, a me sembra necessaria per cercare di leggere il nuovo anche nei rapporti di potere.
L´altra cosa che vedo è che spesso sono ragazze che si muovono dal politico alla lotta delle donne.
Cioè partono da un´esperienza di lotta politica in cui la precarietà è un tema centrale e vanno ad individuare un terreno specifico che è quello dell´esperienza delle donne su una lotta ancora più specifica che è quella della 194.
Il carattere politico, conflittuale della loro lotta è esplicito e passa per primo.
Non è che questo non fosse vero negli anni ´70. Lo era, ma era altrettanto vera la difficoltà a trovare una posizione, una collocazione, rispetto ad un movimento che era estremamente potente e prevalentemente maschile. Da lì i temi del separatismo ecc..
Questo mi sembra meno importante oggi e lascia paradossalmente più spazio al tema centrale della precarizzazione della vita sotto tutti i suoi aspetti, dall´aborto fino alla gestione del tempo, dal salario alla casa e lascia anche più spazio alle forme di soggettivazione comune, cosa abbiamo in comune, cosa mettiamo in comune. Questo mi sembra molto bello e anche molto commovente, perché è tutto da inventare.

 

Intervista a cura di Maria Fiano, Radio Sherwood

http://www.globalproject.info/art-15072.html


postato da: penombre alle ore 17:25 | link | commenti
categorie: femminismo e filosofia critica