poetic_art_attivist*
NO WATT
GIOVEDI 24 MAGGIO 2008
DALLE 20 ALLE 23
SERANOTTE POETICA
SI SVOLGERA’
NELLO SPAZIO PUBBLICO XM24
VIA FIORAVANTI 24
PER RITROVARE IL SILENZIO, LE OMBRE, LE STELLE
PER SCAMBIARSI STORIE E RINVENTARE RELAZIONI TRA MOLTEPLICI FORME DELLA VITA APERTE E NON IDENTITARIE
POESIA
RACCONTI
MUSICA ACUSTICA
DANZA ATTORNO AL FUOCO
STAFFETTA LETTERARIA
PER UNA CRITICA DELL’IMPERANTE TOTALITARISMO CONSUMISTA
CHE COL PROPRIO ILLUSORIO SISTEMA DEICONSUMI SUPERFLUE
GENERA VITE SUPERFLUE
FRUSTRAZIONE ED INFELICITA’ PREVALENTEMENTE
TRA MASSE GIOVANILI MA ANCHE IN LARGHI SETTORI DI SOCIETA’
PER
SOLLECITATA DALLE MACCHINE DELLO SPETTACOLO
ED IMPEDITA DALLA MANCATA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA SOCIALE PRODOTTA
NEL TARDO CAPITALISMO EDONISTA E LIBERISTA
INFELICITA’ CHE PRETESTUOSAMENTE VIENE ATTRIBUITA
A NEMICI INVENTATI O COSTRUITI
DALLA DIFFUSA IGNORANZA DELLE DINAMICHE STORICHE ECONOMICHE E SOCIALI
CHE POSSONO MUTARE DI VOLTA IN VOLTA
DONNE, STRANIERI O DIVERSI SESSUALI
COMUNQUE RITENUTI “ O OGGETTI D’APPROPRIAZIONE O NON PERSONE ”
ACCUSATI DI ESSERE RESPONSABILI
DELLE LORO INSODDISFATTE VITE, PAURE ED INSICUREZZE
SENTIMENTI DIFFUSI SIA TRA GLI INDIVIDUI SAZI CHE TRA QUELLI DISPERATI
QUESTA INFELICITA’ CRESENTE
GENERA FORME DI VIOLENZA ARBITRARIA
DI MINORANZE GIOVANILI O DI PROGROM DI MASSA
CONTRO DIVERSI IN GENERE RITENUTI “NEMICI”
DELLA PROPRIA FELICITA’ O DELLA FELICITA’ DELLA COMUNITA’ APPARTENENZA
UNA FORMA NUOVA DI FASCISMO NON SOLO POLITICO (FORZA NUOVA O NAZISKIN )
MA UN FASCISMO ANTROPOLOGICO DI MASSA
CHE SI MANIFESTA NEI PROGROM, NELLA XENOFONOBIA, NELLA OMOFOBIA, NELLA SESSOFOBIA, NELLA TRANSFOBIA, NEL BULLISMO, NEL SIMILISMO, NEL ISLAMOFOBIA ETC.
CHE SI NUTRE DEI LUOGUI E SENSI COMUNI RELIGIOSI E POPOLARI
E DELLE PASSIONI TRISTI DELLE POPOLAZIONI LOCALI
PROMUOVE
ASSEMBLEA XM 24
VERSITUDINE
PENOMBRE
CICLOFFICINA
MOMO
VERONA 17 MAGGIO
di dolore e di r- esistenza
al rancore padano leghista, fascista e nazista
e per la riaffermazione gioiosa
di esistenze in divenire singolari e comuni
La Lega Nord di Verona diffonde un "macabro" manifesto in cui si definisce
i 5 naziskin
"eroi padani",
i 5 naziskin che hanno ucciso a Verona Nicola Tomassoli,
non sono solo coloro che hanno deciso arbitrariamente come si fa in qualsiasi sistema totalitario che il loro "nemico da uccidere" fosse quello o quel altro diverso che hanno eretto a capro espiatorio della loro propaganda,
ma in questo caso affidando la loro scelta al destino per togliersi anche la responsabilità politica,
e come in una roulette russa il primo estraneo o "foresto" che avrebbero incontrato per la strada;
e quella sera del 1 maggio 2008 a Verona incontrarono il destinato "loro non simile", Nicola ".
pino de march per versitudine on line
In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi
di Marco Filippetti
(i manifesti della Lega sequestrati solidarizzavano con i 5 naziskin veronesi che hanno ucciso Nicola Tomassoli, apostrofandoli come "eroi padani")
Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per
Il corteo "antifà" (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall'Assemblea cittadina «Per sconfiggere l'intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.
In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.
Dietro lo striscione di che apriva il corteo - con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di "No Vat", gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l'omofobia e hanno spostato l'appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l'intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento "No Dal Molin" contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei "No Tav".
Ancora dietro, a metà corteo, lo spezzone più "duro", quello dei centri sociali - sei pullman soltanto dalla capitale - protetto da un servizio d'ordine suddiviso in cordoni. In coda, sindacati e partiti, con esponenti politici nazionali come Emanuela Palermi del Pdci, Gennaro Migliore di Rifondazione, l'eurodeputato del gruppo Gue Vittorio Agnoletto, il direttore del quotidiano Liberazione Piero Sansonetti.
Non è stata certo una manifestazione allegra, oltretutto il tempo era brutto, con pioggia a tratti. E qualche momento di tensione fin dalla partenza, con dimostranti fermati alla stazione di Bologna e a Brescia per problemi di controllo dei biglietti collettivi. A Verona, la città li ha accolti come città blindata, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati sia davanti che dietro, molti negozi chiusi e solo poche bandiere della pace appese ai balconi lungo il percosro della manifestazione.
L'episodio di contestazione più "duro" è avvenuto poco dopo la partenza, quando qualcuno dei ragazzi ha scritto una frase contro il precariato sulla vetrata di un'agenzia interinale chiusa e la polizia è intervenuta con una breve carica, spezzando il corteo. Ma poi la manifestazione è ripartita e si è conclusa senza arresti o incidenti.
«Basta morti per mano fascista, basta violenze, non è bullismo questo e ogni sera a Verona succedono aggressioni, non è un episodio casuale, non è teppismo qualunque», grida al megafono un ragazzo. Altri portano cartelli contro il sindaco Tosi per il quale l'uccisione di Nicola Tommasoli è solo «un episodio che non fa testo, succede una volta su un milione». Lui, nella sua carriera politica con i neonazisti c’è andato a braccetto - è stato ricordato anche negli interventi finali -, e continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti – ha alimentato una forma di “insicurezza” che legittima la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».
Nicola, si legge del resto nell’appello della manifestazione "antifà", «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».
Negli interventi finali in piazza delle Erbe, la piazza dei giovani, dell'aperitivo, dove -hanno denunciato in molti - si sono verificate tante aggressioni dei naziskin, il senso della manifestazione di sabato è sembrata proprio quella di una riconquista della città a una convivenza più civile, democratica, dove non si debba più rischiare un pestaggio per una sigaretta non data, i capelli un po' più lunghi o un'idea di diverso colore.
testo tratto dall'Unità del 18.5.08.
Uno dei volti della contemporanea banalità del male che assume il volto oscuro della feroce stupidità di massa
R-Esistenza come riaffermazione attiva di molteplici esistenze singolari e comuni
QUANDO PENSO ALLA r-ESISTENZA
ANCHE IN GIORNI TRISTI COME QUESTI
NON LA PENSO COME REATTIVITA’ RANCOROSA SIMMETRICA SPECUALRE
AI “BRAVI” RAGAZZI
CHE CI HANNO TOLTO CON LA LORO BANALITA’ DI MALE E DI BENE
VITA DELLE VITE
NICOLA
DAX
RENATO
MA
COME RIAFFERMAZIONE ASIMMETRICA
DI VITA E DI UNA VITA ATTIVA E GIOIOSA
PENSO AD UN PROCESSO DECISO E CRITICO DAL BASSO
DI
CHIARA/CON/TESTAZIONE/PASSIONE
E
NON/OSCURAPASSIONE/SENZA/TESTAZIONE
pino de march,attivista poetico
Come singolarità intellettuali di massa
siamo impegnati a riflettere sui mutamenti in corso ma soprattutto a invertire il corso regressivo della storia
come fecero chi ci ha dignitosamente preceduto riaffermando “giustizia, libertà consegnandoci un aperto spazio-tempo da vivere secondo una desiderata, immaginata, progettata e costituente vita attiva.
pino de march
versitudine on line e penombre on street
o
reti di artisti del nordest contro le guerre interne ed esterne
reti artistiche, poetiche e filosofiche di strada
A Nicola Tommasoli
Assassinato la notte del primo maggio a Verona
da quella “cultura diffusa” ormai in molte città del Nord
che si nutre di quell’inconscietà collettiva
- bianca o verde appartenenza di “avi-sangue-suolo” -
(nazistoide o fascitoide, cioè nazi e fasci nei comportamenti, ancor più che nelle convinzioni ideologiche,
che si condensa in una regressa lingua senza umanità
“ ama il tuo simile, odia e uccidi il diverso da te”.
Recenti ricerche sui “nuovi processi mentali in rete”
evidenziano che il diffondersi nelle reti virtuali
di relazioni privilegiate tra persone simili,
con gli stessi particolari e ristretti sguardi sul mondo,
(fenomeno di “homophily”
– amore per i propri simili o specchi o copie delle proprie idee o forme particolari di vita -
da non confondersi con l'homophilia, che al contrario è un segno di diversità sessuale).
Tali relazioni privilegiate sono favorite dal diffondersi della nuova interattività mediatica delle chats come dei blogs,
la quale dà la possibilità ad ognuno dei naviganti della rete di scegliersi il proprio interlocutore .
L’homophily individuata dalle ricerche di psicologia della comunicazione, evidenzia una diffusa “stupidità di massa” , che si manifesta con l’incapacità a misurarsi e confrontarsi con diverse visioni di mondo, in un contesto come la rete, ove in realtà è presente una crescente complessità di mondi aperti, critici, conflittuali ed intelligenti;
le relazioni ricercate ed esasperate “di piccolo mondo” o di ricerca del simile, col relativo rifiuto o indifferenza verso ogni diverso culturale o “grande mondo” sono destinate a produrre in una fascia crescente delle popolazioni giovanili: “ vuoti luoghi comuni” in una regressione senza fine (o involuzione culturale come xenofobia e rifiuti di ogni esterofilia), che investe relativamente ogni campo delle loro manifestazioni.
A Nicola Tommasoli
Addio Nicola
per via di quel codino
sei stato scambiato per uno dei tanti odiati diversi o pellirossa della tua città
a Porta Leona
a due passi dalla casa di Giulietta e Romeo
La domanda di una sigaretta di quei “Bravi “
ragazzi di provincia di Verona
“dammi una sigaretta?
Non fumo”.
Un pretesto per l’aggressione
sei stato sorpreso e travolto da quell’onda nera
di nazi-fascisti paSSati contro diversi futuri
come Davide “Dax” dell’Orso a Milano il 15 marzo del 2003
da una famiglia neofascista con il cane Rommel al seguito
come Renato Biagetti dell’Acrobax di Roma sulla spiaggia di Focene
quest’ultima estate dopo una festa reggae
da due giovani,
uno dei quali con la celtica al braccio
nel luogo dove sei caduto
una marea di fiori e su uno dei tanti fogli sparsi
“anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti”
Nel luogo dove sei caduto
Il tuo skateboard rosso e nero
ed una scritta a pennarello
“Tommo x ever”
Una sigaretta spezzata lasciata per ricordare
Un pacchetto da 10 di Pall Mall con una sigaretta attaccata
ed una amara dedica “spero che adesso siate contenti”
Un cartello di una quinta di Milano in gita scolastica a Verona
“ci sono miliardi di persone al mondo e alcuni di loro vengono conosciuti nei giorni peggiori,
siamo colpiti dalla cattiveria e dalla stupidità dei nostri coetanei”.
fra tante parole e versi sparsi sulle ombre di morte del selciato
una inusuale ma gradita dichiarazione di dissociazione:
“ero uno dell’azione nera di Verona.
Sono colpevole!!
Non cerco giustificazioni
Non le merito.”
Mentre Tosi il sindaco
Dimentichi dei loro quotidiani linguaggi violenti e populisti
Del loro dito puntato costantemente come fucile contro stranieri e diversi
capri espiatori
di ogni malessere sociale
sicurezza
disoccupazione
aumento dei prezzi
degrado o povertà
o
dell’acqua sporca lamentata dai lupi a monte dell’Adige
i loro valori
dio-denaro-famiglia
patria-padania-italia
gusci di cartapesta
scatole vuote
teste rasate
un’unica certezza :
“ama il tuo simile, odia il diverso”
Un cuore di tenebra:
“ho il cuore nero e me ne frego e sputo in faccia al mondo intero.”
Continuano a cantare invasati i NaziRock
Campi verdi bruciati
Papaveri rossi
dolore a nordest
nella mia città-mondo
i poeti urlano:
“nessuno è straniero!”
i reati sono sempre individuali,
non etnici
non albanesi, non rumeni, non senegalesi, non cingalesi, non marocchini, non cinesi, non meridionali ………
testo a Nicola Tommasoli di pino de march – versitudine
Sabato 17 Maggio 2008
MANIFESTAZIONE
partenza corteo dalla Stazione
Verona Porta Nuova ore 15.00
Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare una
città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta.
Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva
anche questa storia.
per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera
dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro
tempo e della nostra città è crescere.
Liberi.
Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una
giornata aperta
alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.
Nel
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
“
JULIOS BEASUCARNE
“
ODE AL MOTO PERPETUO
DA CD RESISTENZA E AMORE DI ALESSIO LEGA
Io canto l’equilibrio del moto perpetuo
Io canto la vita che si muove silente
Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto
Io m’avvito per strade, seguo tutta la gente
E fra tutta la gente porto il genio fecondo
Dell’ingegneria che sconfigge la fretta
Lode eterna, signori, per la mia bicicletta
Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota
Al fanale dietro, al dinamo avanti
Al campanellino, alla sua unica nota
Alla voce argentina che vi squilla l’attenti
State attenti che questo è il vero progresso
Ed è il nesso che lega una tecnologia
Che senza ridurre il mondo ad un cesso
Ti moltiplica la tua stessa energia
“la rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”
Suola e pedale
Questo è il vero ideale
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere
Occhio al ginocchio
E’ lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!
Il vibrante mormorio della ruota dentata
Dente a dente si insinua, dente a dente incatena
La catena trattine l’energia liberata
E la libra veloce, precisa e serena
E la bicicletta – metaforicamente –
Simboleggia una vita che non sia foglia al vento
Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente
In cui si resta in piedi finché c’è movimento
Circolare a tutti i movimentisti
Lettera aperta a chi vive lottando:
Ciclicamente, internazionalisti
Unitevi in ogni parte del mondo!
Non avete che dea perdere le vostre catene
Ma da stenderle tra le due ruote in tensione
Arrivarci a pedali alla rivoluzione!
“La rivoluzione – compagni – arriverà bicicletta!”
La salita ora è pesa
Verrà la discesa!
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere
Occhio al ginocchio
E’ lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!
Testo tratto da: www.nota.it
A TRIESTE
MERCOLEDI’ 14 MAGGIO 2008
UNIVERSITA-SCUOLE DI LINGUE
RESISTENZA E AMORE
CONCERTO DI ALESSIO LEGA
PENOMBRE.SPLINDER.COM
VERSITUDINE.SPLINDER.COM
CONSIGLIA DI ANDARCI IN BICICLETTA O BICICLETTA + TRENO
AI MAESTRI ALLE MAESTRE DI RESISTENZA
Conobbe pioggia
piombo
sangue
la vostra primavera
esplodeva finalmente
fiore nato
sotto la neve di un lungo inverno.
Di notte esco
per cercarvi
dietro gli angoli segreti dei vicoli screpolati
negli incroci dei percorsi mai battuti.
Nella luce artificiale
del cieco fracasso
il suolo è bugiardo
per le tracce rifiutate.
All'orizzonte vermiglio
paradigma equinoziale
nascosto nelle crepe dei giorni
sciacquati dal tempo
i vostri passi
si fanno ancora presenti
e mi ritrovano qui
non ancora sbocciato.
testo poetico di riccardo iezzi -resistent mass
alle compagne biciclette e alle compagna gappiste messaggere di giustizia e libertà
"io, la mia pistola e la mia bicicletta. Silenziosa e pulita, modesta e sempre pronta, anche la due ruote è stata, nel suo piccolo, una vera protagonista nei 600 giorni di passione della Resistenza.
- stavo andando in bicicletta verso la sede della Brigata Rosselli, in via Moscova a Milano, quando venni raggiunto da un camion nazi-tedesco -;
lui pedala con più vigore possibile, ma invano, il camion gli sta sempre alle calcagne.
- E poi per colmo di scalogna, mi cade il mitra -.
Era un alba del 1945 in una Milano deserta, e a raccontarlo è - Leone -, nome di battaglia di Bruno Trentin, quando era gappista nelle file di - Giustizia e Libertà -.
E' uno dei tanti episodi raccolti in questo libro di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci - la bicicletta nella resistenza, edizione artirigere, che è una specie di medaglia al valore appuntata sul petto di quell'eroina di metallo, appunto la bici. Compagna fedele ed ardita, combattente e ardita, combattente e portaoridini, furtiva messaggera e providenziale via di fuga.
E' una bici a salvare dall'arresto sicuro Arrigo Boldrini (Bulow), dopo il comizio tenuto a Ravenna in Piazza Garibaldi la sera dell'8 settembre.
- mi ha aiutato a scappare una compagna operaia, la Lina Vacchi -. Mi ha preso sulla bicicletta, e via fuori , fuori dalle grinfie della polizia.
Sul portapacchi della sua bicicletta, dentro un cesto di vimini di doppio fondo, porta dicumenti, ordini, notizie e talvolta armi Jemmy Wiegmann, la staffetta, moglie tedesca del pittore Gabriele Mucchi, attivo nella Resistenza Milanese.
E ha esplosivi nascosti dentro una sporta piena di segatura Emilio Po, gap della "Walter Tabacchi" di Modena, quando in sella alla sua bici viene intercettato, per una delazione, del 7 novembre 1944: purtroppo sarà arrestato e torturato e poi fucilato.
Faceva finto ciclismo dilettante anche Raffaele De Grada insieme ad Aligi Sassu, trasportando in tal guisa pacchi di giornali d'Unità ed di Avanti;
E Alessandro Vaia (Comitato Insurrezione di Milano) ricorda come, a protezione delle fabbriche in vista degli ultimi scontri coi nazifascisti nel marzo del 1945, avesse - steso intorno una rete di mille uomini in bicicletta-
Compagna bicicletta. Compagna unica ed assolutamente indispensabile per le staffette, le famose -collegatrici - che tenevano i contatti tra i vari comandi partigiani. bellezze in bicicletta, giovanissime e coraggiose, svelte e fedeli: su quelle bici pericolose hanno scritto pagine fantastiche.
Come la -Lalla-, al secolo Stellina Vecchio, staffetta garibaldina tra Milano e la Valsesia, che - di chilometri in bicicletta ne ha macinati parecchi, portando materiale di propaganda, ed anche armi e munizioni-
Come la - Lidia - Anna Gentili - della -Matteotti -, che attraversava il Ponte sull'Adda con esplosivi nel portapacchi della sua bici.
E la - Sandra - Onorina Brambilla -che avrebbe poi sposato Giovanni Pesce- la staffetta che operava in sella ad una bicicletta -Bianchi - : -quando optai per combattere in città rinunciando all'idea di andare in montagna, non sapevo sparare, cosa che imparai col tempo, ma sapevo perfettamente andare sulla bicicletta, qualità decisa per una gappista -
Nostra bicicletta, popolare, libertaria, ribelle. E per questo anch'essa bersaglio di divieti e repressioni, in senso letterale.
E' il Generale Bava Beccaris, quello che usò il cannone contro le manifestazioni operaie del maggio 1898 a MIlano, a bandire un proclama che ordina - il divieto di circolazione, nell'intera provincia di MIlano, da oggi fino a nuovo ordine, delle Biciclette, Tricicli, Tandems e simili- avvertendo che i trasgressori saranno puniti e deferiti ai Tribunali di Guerra -.
Più o meno negli stessi termini è la proibizione nazifascista in funzione antipartigiana negli anni '40. La - sospetta - bici venne sottoposta a coprifuoco e interdetta: ad esempio la Preffettura di Bologna, in data 17 febbraio 1944, la vieta - agli uomini di età superiore ai 16 anni -, se non muniti di speciale autorizzazione scritta da PS e Carabinieri. Mica poco, ci voleva tanto di -carta di legittimazione- con fotografia e, tanto di carta annonaria per il pane. paura da bicicletta.
testi tratti da Maria R. Calderoni( quotidiano liberazione 26.4.2008)
RESISTENT MASS
la sera-notte del 24 aprile intorno alle 23 è partita
una RESISTENT MASSA, UNA COLONNA DI BICICLETTE ANTIFASCISTE ED ANTIRAZZISTE
dai cancelli dell' XM24-fioravanti(spazio pubblico di ricerca di nuove forme di vita singolare e comune)
una staffetta antifascista per attraversare quel territorio simbolico della memoria cittadina che è la "bolognina", e per riaffermare nel presente una nuova memoria attiva della resistenza antifascista, come resistenza o riaffermazione di varie esistenze, di vite umane desiderate libere uguali diverse e solidali ma anche di dignitose vite possibili sul pianeta.
In ogni cippo di memoria o pietre di memoria sono state posate opere di resistenza, realizzate con materiale di scarto della ciclofficina AMPIO RAGGIO XM24(ruote, camere d'aria usate come pagine nere per scrivere versi di memoria, telai di biciclette) , opere di resistenza dedicate a quei sognatori e sognatrici di nuovi mondi di giustizia e libertà, paritgiani e partigiane che sono stati fucilati tra il 1943-.45, nelle strade della bolognina in quelli anni di estrema resistenza al regime fascista ma anche alla successiva occupazione nazi-fascista della città.
La resistent mass ha percorso tutta bolognina fermandosi ad ogni pietra di memoria dove i poeti della liberazione di penombre-versitudine e cicloart hanno letto poesie e altri testi ai partigiani e partigiane lì fucilati e lì ricordati, e poi attraverso via saliceto (uno di sentieri dele staffette )sono arrivati nella notte alle caserme "rosse" luogo di orrore, torture e fucilazione,
caserme "rosse" alla memoria che sono state tra il 1943 il 45, campo di smistamento nazi-fascista dei rastrellati(oppositori anarchici, comunisti, socialisti, cattolici, liberali, ma ache 200 carabinieri che si sono rifiutati di eseguire ordini fascisti e genti comuni ritenute per le leggi razziali nazi-fasciste non umane o razze degenerate, come ebrei, zingari, omosessuali;
tutti e tutte rastrellati dal territorio centro sud italiano da inviare nei vari lager di concentrazione e di sterminio nazi-tedeschi.
CICLOART
COME XM24, VERSITUDINE-PENOMBRE, CICLOFFICINA AMPIO RAGGIO
abbiamo avviato un piccolo laboratorio in queste due settimane -cicloart- per la creazione di nuove forme d'arte -alla resistenza nella resistenza - contro le variegate forme di dominio dell'esistenza di ieri e di oggi.
Ci siamo detti e dette : non più fiori strappati non più corone, ma opere dei resistenza dai rifiuti tecnologici del mondo.
abbiamo individuato metaforicamente - nell'andare in bicicletta ieri come STAFFETTE ANTIFASCISTE ed oggi come RESISTENT MASS
una forma di resistenza biopolitica che mirabilmente collega nell'immaginario la lotta partigiana al totalitarismo nazi-fascista con le nuove forme di resistenze (o riaffermazioni creative e vitali d'esistenza)contro quello che profeticamente e lucidamente il poeta pierpaolopasolini codificava come epoca di nuovo totalitarismo: il consumismo, ma più precisamente interpretiamo oggi quel -consumismo pasoliano- come l'iper-consumismo del centro bulimico dell'impero-mondo e ipo-consumismo nelle anoressiche periferie-mondo, visto che nè noi oggi nè pasolini ieri può considerarsi pauperista;
nella critica pratica all'iper-ipo-consimismo individuiamo nella decrescita, nel sostenibile consumo equo-solidale e in una gioiosa materialità di vita vissuta e goduta una nuova via singolare e comune che definiremo ecosofica planetaria.
Sono le diseguaglianze iper-ipo che sono all'origine delle catastrofiche situazione ecologiche del pianeta e di larga parte dell'umanità ma anche della diffusa "stupitidità di massa" che le ultime elezioni hanno fotografato;
stupidità intesa nella incapacità di trascendere a destra come a sinistra come al centro l'immanenza cannibalistica del capitale iper-ipo-consumistico contemporaneo.
non siamo più soggetti indipendenti ma clienti o s-oggetti sdoppiati dipendenti di lobbies economiche, politiche e sociali o altro..
BLOGS:
http//:verisitudine.splinder.com o penombre.splinder.com
MAIL: versitudine@libero.it
pino de march per cicloart e resistent mass
Una lotta nuova. E´ tutto da inventare
Intervista alla filosofa Judith Revel
Mercoledì 27 febbraio 2008
Controllo sociale, precarizzazione della vita, sicurezza, femminilizzazione del lavoro e la lotta per l´autodeterminazione delle donne.
Di tutto questo abbiamo parlato con Judith Revel, filosofa.
Uno dei nodi cruciali da affrontare ci sembra quello del controllo. L´idea di un'imposizione del controllo che si gioca molto bene sul corpo della donna...
Visto dall´estero quello che succede in Italia è una cosa tra la fantascienza e il film gor mostruoso. Penso in particolare agli eventi di Napoli, anche se la reazione delle donne è altrettanto impressionante, questo lascia presagire una reazione politica bella, potente e nuova, e di questo poi vorrei parlare perché è una cosa che mi interessa.
L´Italia non è l´unico paese dove stanno succedendo queste cose. In Francia c´è una discussione legale per sapere se il feto può avere una personalità giuridica, il che ovviamente aprirebbe la strada a una rimessa in discussione del diritto all´aborto. Mi sembra che sia un clima abbastanza generale, e quindi deve essere preso in modo piuttosto serio.
Il corpo delle donne
Ero a Roma in questi giorni e parlavo con donne della mia età, più vecchie di me, ma anche più giovani. Quello che emergeva dalla discussione comune erano due cose: la prima è il sentimento di potenza e di gioia che hanno provato manifestando recentemente a Roma con questo leit-motiv che tornava continuamente nei loro discorsi che era "eravamo tutte noi in piazza, ma c´erano anche uomini anche se noi eravamo numericamente più rappresentate, ed era un soggetto politico nuovo.
Questo mi interessa perché vuol dire che rispetto a quello che ci ha lasciato il femminismo storico c´è qualcosa che sta cambiando e venendo fuori in modo inedito. Questo non vuol dire che sia meglio o peggio: è diverso, ma è diverso perché il contesto politico e la morsa del potere sul corpo delle donne e sulla vita in generale è nuova, è altrettanto nuova.
Abbiamo provato, velocemente come una traccia da approfondire, a definire cos´è il nuovo del potere in quello che sta succedendo e che non è solo un andare indietro rispetto alle conquiste femministe degli anni ´70, sul diritto all´aborto, sul diritto di scelta rispetto al proprio corpo, su un altro modo di guidare, di scegliere la propria sessualità.
La novità è forse il fatto che tutto quello che era il terreno di resistenza delle donne trent´anni fa, è diventato oggi espressione di questa reazione massiccia che si vede in Italia.
Per esempio se tu prendi i discorsi di Ferrara (che sono spaventosi) producono la caricatura mostruosa e degenerata, rovesciata e corrotta dall´interno, dei discorsi delle donne stesse negli anni ´70. Il discorso di Ferrara si articola su un argomento che grossomodo dice "non possiamo toccare l´integrità delle donne, dobbiamo difendere il corpo delle donne".
In questo si può vedere un nuovo funzionamento del potere, che estendendosi su terreni che erano di resistenza, di aggregazione soggettiva e di lotta, li fa propri, li assorbe, e quindi ti toglie la terra sotto i piedi, la terra di conflitto sotto i piedi.
A me questa cosa tocca enormemente, perché in Francia il bordello infinito in cui stiamo con l´assoluta incapacità della sinistra, o quello che rimane della sinistra, a reagire, in realtà deve fronteggiare un fenomeno dello stesso tipo esteso a tutte le poste in gioco politiche perché Sarkozy è uno che dice "io la sinistra e le parole d´ordine della sinistra le ho fatte entrare al governo e quindi non avete più neanche il terreno della lotta sotto i piedi. Mi sembra che quello che sta succedendo alle donne è un laboratorio di quel tipo di produzione normativa tremenda e ci pone la domanda politica cruciale che è: qual è il nuovo terreno su cui noi spostiamo le lotte.
Il discorso fatto recentemente rispetto alle donne e al corpo delle donne è innanzitutto un discorso biologico, e si è visto benissimo nell´episodio di Napoli. Tutta la discussione è sul numero di settimane, sulle condizioni di espulsione del feto nel cesso o meno, sul fatto che la donna fosse cosciente al momento dell´uscita dall´anestesia o meno, ed è nel complesso un discorso di naturalizzazione assoluta di quell´atto di generazione che, anche se è questo, è ben altro.
Quando si riduce la vita, sotto qualsiasi forma e in particolare la riproduzione, che poi non è riproduzione ma produzione di figli (e anche qui c´è una bella mistificazione), quando si riduce questa complessità della vita che è fatta anche di affetti, di rapporti, di sentimenti, di scelte, di diritti, di rivendicazioni, di lotte, alla naturalità, al fisiologico, al medico, si fa una grande operazione di potere. Quello che noi, nella scia foucaultiana, definiamo biopoteri, è esattamente questo, il modo in cui il potere scopre la vita come posta in gioco del potere della propria economia e la assoggetta.
Parlavi, giustamente, di una mistificazione del concetto di vita. Vita da proteggere, una vita fragile, quella dell´embrione, ma non si fa mai nessun riferimento alla donna...
Sì infatti. Si parla del numero di settimane, ma nessuno parla della vita che vive una donna con figli che deve fare due, tre lavori per guadagnare 800 euro al mese e che non ce la fa. Non solo fisicamente perché arriva distrutta a fine giornata, ma non ce la fa a vivere, a mangiare, a dormire tranquilla, ad avere un futuro, a sognare, a desiderare, a sposarsi se ha voglia di sposarsi o a non sposarsi se non vuole farlo.
E´ ovvio che il biologico, in particolare con l´avanzamento delle tecnologie e delle biotecnologie è diventato una posta in gioco, anche economica (tutta l´industria genetica, farmacologica), ma è altrettanto ovvio che più se ne parla, meno si parla di quello che fa anche la vita, che sono le condizioni elementari perché non sia una sopravvivenza animalesca e disperata, ma che sia una vita degna.
Prima dell´estate ho partecipato ad un convegno in cui ho parlato di "difendere la vita". Ho provocato la reazione di qualcuno che mi ha detto "non parlare di difesa alla vita perché sembra una posizione antiabortista", ma io intendevo la vita in tutt´altro senso.
Dobbiamo riprenderci la vita e difendere la vita, ma non come quelli che entrano nei consultori per cercare di rimettere in discussione il diritto all´aborto, ma difendere la vita perché una vita spinta all´estremo, così com´è l´esistenza di milioni e milioni di donne e uomini precari, è di questa vita che bisogna parlare, è di questa insicurezza che bisogna parlare. Non a caso i discorsi politici oggi sono cristallizzati sul problema della vita biologica da una parte e sul problema della presunta insicurezza sociale dall´altra. Tutto insomma per non parlare di quell´altra vita che a noi spetta difendere.
Parlavi della precarietà del lavoro e quindi della questione femminile anche all´interno del contesto del lavoro e delle nuove forme di precarizzazione del lavoro. Qualche anno fa si è discusso molto della femminilizzazione del lavoro. Che cosa significa, che cosa significa oggi?
La cosa mi sembra abbastanza complessa. E´ ovvio lo statuto storico, anche oggi, della donna, è una precarietà al quadrato, forse al cubo. E´ sotto gli occhi di tutti e tutte.
Femminilizzazione del lavoro, lì io ho più dubbi o almeno penso che la descrizione debba essere un po´ sfumata.
Recentemente ero a un convegno sull´immigrazione e i flussi. C´era un´antropologa che fa un lavoro sul confine Messico-Stati Uniti e in particolare sui lavoratori e le lavoratrici transfrontalieri, che attraversano il confine per andare a lavorare nelle fabbriche americane, pagati una miseria.
Lei diceva che 10 anni fa la proporzione di questi lavoratori, di questa forza lavoro super-sfruttata e totalmente precaria, era essenzialmente femminile, poi, diceva lei, si è femminilizzato il mercato del lavoro precario transfrontaliero.
E non capivo, perché le donne erano già il 90% di quella composizione 10 anni fa, non capivo in che senso lei intendesse femminilizzare. Lei diceva "Beh sì, perché 10 anni fa erano il 90% di donne e oggi, dieci anni dopo, il 30% sono donne e tutto il resto sono uomini con le stesse condizioni lavorative fatte alle donne 10 anni fa.
Lei intendeva femminilizzazione o diventare donna del lavoro, quello che noi abbiamo chiamato così qualche anno fa, nel senso che le condizioni di merda, diciamolo pure, fatte alle donne storicamente, di iperprecarietà, sono ormai la condizione generale della precarietà.
Ciò non toglie che le donne in quell´abbassamento delle garanzie lavorative, sociali, umane, affettive, sono come sempre la punta della disperazione o dello sfruttamento, prendono il peggio del peggio.
Quindi bisogna intenderci su cosa significa femminilizzazione del lavoro.
Di fronte a questo tentativo di controllo, qual è lo spazio politico possibile? La tecnologia avanza, ma si mette in discussione la legge sull´aborto, è un po´ incredibile...
Ho l´impressione che le strategie del potere ormai siano di tipo aleatorio e contraddittorio.
Una delle mosse dei rapporti di potere in generale, forse siamo entrati in una nuova fase per questo, è di tenere un discorso e l´altro simultaneamente, anche se sono contraddittori, soprattutto se sono contraddittori. La contraddizione provoca in realtà patologia sociale, impedisce l´organizzazione, la lotta, la rivolta, ecc...
Quindi bisogna stare molto attenti e ci sarebbe da fare una nuova lettura dei poteri.
Sulle forme di organizzazione delle donne e delle ragazze oggi, la cosa che a me interessa è che sono ragazze che spesso, per ragioni anagrafiche, non hanno più nulla a che fare con l´esperienza degli anni ´70. Un´esperienza che è stata essenziale, ma è stata della madri e delle nonne ormai.
Le ragazze oggi quella storia la conoscono pochissimo e in realtà si riferiscono pochissimo a quella stagione di lotte. Il tempo avanza e le condizioni sono cambiate, il fatto di avere una generazione che non sempre si riferisce a quegli anni storici, a me sembra necessaria per cercare di leggere il nuovo anche nei rapporti di potere.
L´altra cosa che vedo è che spesso sono ragazze che si muovono dal politico alla lotta delle donne.
Cioè partono da un´esperienza di lotta politica in cui la precarietà è un tema centrale e vanno ad individuare un terreno specifico che è quello dell´esperienza delle donne su una lotta ancora più specifica che è quella della 194.
Il carattere politico, conflittuale della loro lotta è esplicito e passa per primo.
Non è che questo non fosse vero negli anni ´70. Lo era, ma era altrettanto vera la difficoltà a trovare una posizione, una collocazione, rispetto ad un movimento che era estremamente potente e prevalentemente maschile. Da lì i temi del separatismo ecc..
Questo mi sembra meno importante oggi e lascia paradossalmente più spazio al tema centrale della precarizzazione della vita sotto tutti i suoi aspetti, dall´aborto fino alla gestione del tempo, dal salario alla casa e lascia anche più spazio alle forme di soggettivazione comune, cosa abbiamo in comune, cosa mettiamo in comune. Questo mi sembra molto bello e anche molto commovente, perché è tutto da inventare.
Intervista a cura di Maria Fiano, Radio Sherwood
http://www.globalproject.info/art-15072.html